Mark Lanegan

Repubblica incontra Mark Lanegan

Repubblica incontra Mark Lanegan

Perchè va bene scrivere di musica, ma almeno controllare le fonti…

 

Il 17 Settembre scorso è uscito “Imitations” il nuovo album di Mark Lanegan, cantautore che personalmente stimo molto. Un album di cover  che ci mostrano il più “classico” Lanegan: blues, acustico, profondo.

Sto ascoltando parecchio questo album e, come sempre capita quando esce un album di un artista che mi piace, vago nel web alla ricerca di recensioni da condividere e/o infamare.

Di solito il 90% delle recensioni delle maggiori testate è un sunto del comunicato stampa con un paio di cenni biografici presi da Wikipedia, ma questa volta mi sono imbattuto in un capolavoro.

La recensione di un tale Saviano (non quello che mette le foto con le poesie su Instagram, questo si chiama Carmine). Un articolo  che mi ha colpito principalmente per la mancanza di una cosa fondamentale: la conoscenza dell’artista recensito.

Andiamo per ordine:

1 – L’articolo presenta Lanegan, l’ennesima volta, come “la voce degli Screaming Trees, una delle band più influenti nel panorama alternativo degli anni Novanta (si sciolsero nel 2000)“. Beh, questo è vero, ma Saviano si spinge oltre e ci mostra un Mark Lanegan combattente che da anni porta avanti una battaglia:  “Quella intrapresa per portare la propria musica al di là del recinto del grunge, dove critica e pubblico sembrano averla relegata.”. E qui mi chiedo: ma questo l’ha mai ascoltato un “Field Song”? Evidentemente no…

2 – Il Mark Lanegan di Saviano (quasi quasi dalla retorica utilizzata credo che abbiano del DNA in comune) quasi rinnega il grunge, leggiamo il virgolettato di Saviano “Penso che un sacco di persone che ascoltano la musica che faccio oggi potrebbero anche non essere a conoscenza dell’esistenza degli Screaming Trees”. Ancora: “Non è che mi vergogno del grunge, per carità. Ma è come parlare all’infinito degli anni della scuola materna. Quella è stata una esperienza di apprendimento fondamentale. E questo è tutto”. A questo punto mi sono messo all ricerca dell’intervista originale e l’ho trovata QUI. Il discorso di Mark è molto più ampio ed è incentrato sulle domande che gli vengono poste a riguardo di quel periodo e delle continue reissue e reunion che tengono banco come strategia commerciale . Carmine è il cugino di Roberto, oramai ne sono certo.

3 – Questo album è un album di cover, proprio come “I’ll take care of you” del 1999 (forse il mio preferito), ma Saviano non lo sa, infatti “La prima idea di un disco di classici risale, nella carriera di Lanegan, alla fine degli anni 90. Ma è solo nell’ultimo anno che il progetto si è concretizzato.” Magari ascoltando quel capolavoro avrebbe potuto evitare di scrivere l’ultimo madornale errore:

4 – Lanegan infatti è alla ricerca disperata di fuggire dal grunge ma puntualmente ci ricasca “soprattutto in sede di collaborazioni. Oramai onnipresente il suo cameo nei dischi dei Queens Of The Stone Age – sua la voce di alcuni dei “fondamentali” della band di Josh Homme, da This Lullaby a In The Fade – in canzoni dove l’estetica di Cobain e simili è aggiornata e riletta. E se il grunge è soprattutto un attitudine che va al di là di chitarre distorte, drumming furioso e voci incrinate dalla rabbia, diventando una strategia musicale che in nome dell’autenticità mette in discussione i canoni del mainstream, allora anche i precedenti lavori solisti di Lanegan, da Whiskey for the Holy Ghost fino a Bubblegum, rientrano appieno in quella dimensione.” Qualcuno gli dica che l’ultimo album di Mark Lanegan è “Blues Funeral”, che le atmosfere di “Imitations” sono in puro stile Lanegan  e in qualche modo più vicine a quelle di “Field Song” che a quelle di “Bubblegum”

Grazie Saviano e grazie Repubblica per aver portato il complotto anche nel mondo discografico.

Detto questo, l’album è piacevole ma non è un capolavoro ai livelli di “I’ll take care of you“. Bellissime le sue reinterpretazioni di Flatlands  di Chelsea Wolfe, Deepest Shade di Greg Dulli e di Brompton Oratory del buon vecchio Nick Cave ma in alcuni tratti il disco perde spessore (come nel caso della stucchevole Mark The Knife).

Comunque, dato che c’è una abnorme morìa di musica, cantautori e di voci blues degne di questo nome, Imitations è un raggio di luce.

Quindi buon ascolo e rinnegate il Grunge anche voi!!!!!

 

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Mi chiamo Francesco ma sul web sono presente da sempre con lo stupido nickname "carburano" (acronimo di Carmine Burano). Nella vita virtuale sono un geek appassionato di modding Android (in passato ho realizzato ROM, Kernel e altre cosine del genere), nella vita reale invece mi occupo di tecnologie per l'e-Learning, di SEO e sono una persona che crede ancora nell'ideologia e nel rock'n'roll! Se avete voglia di fare due chiacchiere con me per sfogare le vostre frustrazioni tecnologiche o politiche... beh... questo blog è il vostro posto!


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'Repubblica incontra Mark Lanegan' have 6 comments

  1. 27 Settembre 2013 @ 20:55 carlo montanari

    Anche Autumn leaves poteva risparmiarsela…

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    • 27 Settembre 2013 @ 21:21 Carburano

      Autumn leaves é una tappa obbligata quando decidi di rinnegare il grunge

      Reply

  2. 2 Ottobre 2013 @ 14:57 slvrkt

    l’album e’ risibile, per essere gentili, ma sta’ troiata di saviano lo rende leggenda =D

    ma poi saviano e’ lo stesso paladino del luogo comune antimafico? e pure di muscia scrive su repubblica? a volte e’ bellissimo avere abbandonato l’italia, e non saperne piu’ un cazzzo

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    • 2 Ottobre 2013 @ 15:03 Carburano

      non è lo stesso ma han qualcosa in comune… il delirio!
      🙂

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      • 2 Ottobre 2013 @ 15:09 slvrkt

        quindi basta chiamarsi saviano qualcosa e repubblica ti fa scrivere quello che ti pare? delusione cmq, ce lo vedevo quel saviano napoletano a scrivere senza sapere cosa sta scrivendo

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        • 2 Ottobre 2013 @ 15:11 Carburano

          cmq Saviano non è una persona è un’applicazione filoisraeliana che crea contenuti farciti da retorica de merda

          Reply


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